I conti con la storia

Prendo spunto dal post che ho letto su uno dei miei blog preferiti (“plutonia experiment”) e dai commenti che ne sono seguiti per affrontare oggi uno di quegli argomenti scottanti per noi italiani: la storia.

Alex nel suo articolo parlava tra le altre cose della difficoltà di fare ucronia in Italia e del clima scoraggiante che si viene a creare attorno a chi prova a scrivere racconti di questo genere. Tutto molto condivisibile; altrettanto vero è che gli autori nostrani che si cimentano in tale impresa sono maledettamente pochi e qualche volta non proprio all’altezza. Il nostro provincialismo culturale e il rattrappito mercato interno che ne consegue (o che lo genera?) non ci aiuta certo ad attrarre potenziali autori stranieri ad usarci come scenario e si potrebbe andare avanti all’infinito elencando i motivi alla base di questo triste panorama, ma non è questo quello che voglio fare oggi con questo articolo.

A mio avviso la stragrande maggioranza di questi motivi derivano da uno maggiore, un grande male assoluto, che sta alla base anche di tantissimi altri problemi (che tutti insieme, ma non da soli, contribuiscono a fare del nostro paese quello strano posto che è) ovvero del fatto che come società abbiamo sempre deciso di non affrontare la nostra storia per quello che è stata veramente. E che perciò sia difficilissimo per chi ne ha voglia cimentarsi con essa. Basta scegliere un argomento a caso dall’unità d’Italia in poi per rendersene conto.

Prendiamo ad esempio il nostro colonialismo?

Non siamo stati poi così cattivi, sicuramente meno degli altri che le loro colonie le hanno sfruttate, noi addirittura ci abbiamo rimesso e poi gli abbiamo fatto strade, scuole, ospedali, intere città ecc. ecc.

Difficile approfondire e discutere troppo l’argomento per capire come siano andare veramente le cose. Tabu!

Per non parlare di questa nostra presunta bonarietà anche quando la storia ci vede dalla parte del torto marcio e che è utilizzata per diluire le nostre colpe in qualsiasi fatto accaduto dal risorgimento in poi.

In fondo ancora oggi siamo sempre fermi al caro vecchio stereotipo di “italiani brava gente”.

Pensate ora invece quello che sono stati capaci di fare gli USA nel rivedere criticamente la loro storia: dal mito della frontiera, passando per la guerra di secessione, il Vietnam e fino ad arrivare ai giorni nostri con una già forte autocritica emersa sulla reazione avuta al post 11 settembre.

Confronto desolante vero? La nostra storia non si muove, è fossilizzata sulle posizioni che più ci fanno comodo e peggio ancora questo suo immobilismo è protetto proprio da noi stessi perché, diciamoci la verità, fa fatica un po’ a tutti doverci fare i conti.

Come si può immaginare di modificare serenamente la storia d’Italia, esplorare le possibili alternative, speculare su quel fatidico “what if”, quando non la si può studiare,  conoscere o comunque divulgare nella sua interezza?

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