MYTICO! shhh… abbassa la voce.

Stupidaggine del titolo di questo post a parte, scrivo oggi per fare un primo bilancio personale di questa serie di fumetti giunta con l’uscita del 4 maggio al quarto numero.

Intanto devo per prima cosa ringraziare che, nel suo ottimo blog, con questo articolo scritto il 12 aprile 2012 ha fatto scoprire al sottoscritto l’imminente uscita in edicola del primo numero di questa serie di fumetti dedicata ai “supereroi” della mitologia greca. Vedere tante proprie passioni riunite tutte insieme in un solo prodotto ha suscitato la mia curiosità e un’irresistibile tentazione di vedere di con i miei occhi di cosa si trattasse.
Il giorno dopo mi sono così recato in edicola ed ho acquistato il primo numero a solo in euro.

Come dicevo in apertura ad oggi siamo giunti al quarto numero e alla luce di quanto letto e guardato fino ad ora, sento il bisogno di fare un punto della situazione. Le cose positive sono tante; a partire dal fatto che si tratta di una produzione tutta italiana, con dietro un pezzo da novanta come il Corriere della Sera che, a quanto pare, per la prima volta si è “buttato” coraggiosamente sulla produzione di un’opera originale (cosa che rappresenta un certo fascino anche per gli appassionati di collezionismo) e non sulle classiche ristampe di fumetti storici. E di sicuro non sono stati tanto a risparmiare sui materiali, la qualità delle stampe è ottima e la carta usata pure, il numero di colori impiegati è incredibile. Insomma, tutto in grande stile. Una nota a parte la meritano le copertine di questi primi quattro numeri che ho trovato semplicemente fantastiche, e difficilmente sarebbero potute non esserlo visto il disegnatore dietro, mi riferisco a Paolo Martinello che forse alcuni di voi conoscono per i fantastici mazzi di tarocchi o per le splendide cover di Valter Buio.

Venendo alle tavole interne invece ho avuto sensazioni contrastanti e la cosa non stupisce dato che si sono avvicendati ben quattro disegnatori diversi, uno per ogni numero uscito: bello ma un po’ troppo alla Disney il numero uno disegnato da Andrea Riccadonna, fantastico il terzo “Nel labirinto del terrore” (del quale poco sopra potete vedere la copertina) sulla storia di Teseo e del Minotauro Asterione disegnato da Maurizio Rosenzweig e colorato da Moreno Dinisio (suoi anche gli splendidi colori del numero due dedicato ad Eracle), sotto le aspettative il quarto sullo scontro tra Dei dell’Olimpo e Titani che ha visto alla matita e ai pennelli Vanessa Belardo, di cui apprezzo moltissimo il modo di disegnare e un po’ meno le doti da colorista. Tutto sommato comunque si tratta di materiale di ottima qualità e sfogliando le pagine dei fumetti si avverte il grande impegno che c’è dietro, dove nulla sembra tirato via tanto per fare e anzi, ogni dettaglio sembra stato curato alla perfezione.
Molto carine anche le rubriche che si trovano in fondo alla storia dove vengono approfonditi i personaggi protagonisti, il loro rapporto con i media e la nostra cultura contemporanea, l’origine del loro mito e al contempo l’origine della loro caratterizzazione per il fumetto, il tutto corredato da immagini e disegni molto interessanti.

Veniamo ora invece agli aspetti che mi hanno deluso.
Il primo ahimè è più imputabile alla mia età che ad una colpa degli autori che hanno preferito un target più adolescenziale; un po’ me lo aspettavo e lo avevo messo in conto ma diciamo che comunque un approccio un po’ più maturo e meno edulcorato ai miti greci ci poteva comunque stare e lo avrei preferito. Ad ogni modo devo comunque dire che dal primo al quarto numero una piccolissima ma percettibile evoluzione in questo senso ci sia stata lasciando ben sperare per le prossime uscite.
Il secondo e più grave è dovuto invece alla brevità del fumetto, 36 pagine in tutto (e soltanto 24 dedicate alle tavole) comprensive di cover sono troppo, troppo poche. Le vicende e i testi risultano troppo sintetizzati e leggendo le storie ho avuto come la sensazione che molto materiale sia stato sacrificato per motivi di poco spazio a disposizione. Non sono sicuro su cosa abbia influito nella scelta di un così esiguo numero di pagine ma sono propenso ad attribuire la cosa al contenimento dei costi. Mi domando allora se era veramente necessario dedicare così tanta energia e attenzione alle copertine, ai colori, alle rubriche, ai siti internet… Tutte cose lodevoli e da apprezzare, ma forse si poteva risparmiare qualcosa sul numero di colori impiegati o sul tipo di carta usata e mettere qualche foglio in più a disposizione dei disegnatori. Più difficile di prima ma anche qui la speranza è che, se l’iniziativa riscuoterà successo, nelle prossime uscite magari si decida di correggere anche questo difetto.

Concludendo mi sento comunque di fare i complimenti a tutti quanti hanno lavorato, lavorano e lavoreranno al fumetto e mi auguro che possano avere tutto il successo che meritano. Spero anche che un’iniziativa comunque coraggiosa come quella fatta dal Corriere della Sera, di produrre un fumetto originale e non una semplice ristampa, possa far da apripista per altri giornali e non rimanere un caso isolato. Dal canto mio continuerò a comprare e leggere MYTICO! tutte le settimane perché alla fine l’ho trovato divertente ed è proprio quello che uno si dovrebbe aspettare da un fumetto di supereroi.

Perché l’Europa?

Perché l’Europa?
L’ascesa dell’Occidente nella storia mondiale
1500-1850

di Jack A. Goldstone

Prezzo: € 23,00
Editore: Il Mulino (Collana: Le vie della civiltà)
Pagine: 256
Lingua: Italiano
ISBN: 9788815138897

Trovai questo libricino in una di quelle tipiche librerie temporanee (quelle allestite nei tendoni per intenderci) sempre presenti ad ogni festa di paese che si rispetti. Non ricordo ne il posto ne tanto meno la festa, non so dalle vostre parti ma almeno qui in toscana il calendario è talmente affollato di sagre e feste paesane (soprattutto nel periodo primavera-estate) che tenerne il conto è impossibile, ma rammento bene che fui colpito dalla “premessa” dell’autore e decisi di prenderlo insieme ad altri libri scontati con l’idea di leggerlo poi.

E’ stato mesi e mesi a prendere polvere su uno scaffale al punto che me ne ero quasi dimenticato quando, ad inizio settimana, dopo aver terminato un romanzo e alla ricerca di qualcosa da leggere nella pausa pranzo me ne sono ricordato e l’ho portato con me al ba… ehmm… in ufficio… e BAM! non sono riuscito più a smettere di leggerlo.
Raramente mi è capitato con i saggi di non esser capace di staccare o di trovarmi a fare altro e non veder l’ora di poter disporre di qualche minuto libero per potermi riimmergere nella lettura. L’ho praticamente divorato e l’ho trovato maledettamente interessante.

Riporto qui un estratto della “premessa” che tanto mi aveva colpito:

La sola costante nella storia è il cambiamento. Venti anni fa il fuoco della politica mondiale era centrato sul conflitto tra comunismo e capitalismo […] Le preoccupazioni attuali riguardano l’ascesa dell’islam come forza di mobilitazione, l’emergere della Cina e dell’India come nuovi centri economici e, forse, i drammatici mutamenti del clima del pianeta e dei suoi diversi ambienti.
Anche lo studio della storia è cambiato. Per gran parte del XIX e del XX secolo, l’apprendimento della storia mondiale passava attraverso lo studio della civiltà occidentale, raccontata come storia dell’ascesa dell’Occidente. Questa narrazione iniziava con la nascita della democrazia e della filosofia nella Grecia e nella Roma antiche, proseguiva con il dominio dei cavalieri e dei re europei nel Medioevo, passava quindi alle arti e alle esplorazioni del Rinascimento, e terminava con la dominazione militare, economica e politica del mondo da parte delle nazioni dell’Europa occidentale de del Nord America. Le popolazioni dell’Africa, dell’America latina e dell’Asia venivano menzionate solamente quando incontravano gli esploratori o i colonizzatori europei: la loro storia, quindi, cominciava con il contatto e la conquista europei.[…] Se è vero che il mondo moderno deve molto alle intuizioni politiche e filosofiche dei greci, è altrettanto vero che esso ha attinto le sue religioni, i suoi sistemi numerici e di conto, gran parte dei suoi principi fondamentali di matematica e chimica e i suoi beni di consumo più comuni (abiti di cotone, porcellana pregiata, carta, libri a stampa) dall’Asia e dal Nord Africa.[…] Nell’ultimo quindicennio, un gruppo di giovani storici economici e sociali ha avanzato alcune nuove sorprendenti argomentazioni a proposito della storia mondiale. Invece di considerare l’ascesa dell’Occidente come un lungo processo fatto di progressi graduali verificatesi in Europa mentre il resto del mondo restava immobile, questi studiosi hanno capovolto la narrazione. Essi sostengono che le società dell’Asia e del Medio Oriente svolsero, fino all’incirca al 1500, un ruolo guida a livello mondiale in campo economico, scientifico e tecnologico, in quello della navigazione, del commercio e delle esplorazioni. All’epoca in cui usciva dal Medioevo ed entrava nel Rinascimento, l’Europa, affermano questi storici, era assai indietro rispetto a molte più progredite civiltà di altre aree del pianeta e non raggiunse né superò le principali società asiatiche fino al 1800 circa. L’ascesa dell’Occidente fu dunque relativamente recente e improvvisa e poggiò in larga parte sulle conquiste di altre civiltà e non soltanto su quanto accadde in Europa. […] Questo breve libro offre un’introduzione a questi nuovi approcci alla “world history”, presentando alcuni dei risultati più aggiornati e delle discussioni più recenti sulle conquiste della civiltà al di fuori dell’Occidente, sui loro rapporti con l’Europa e sull’importanza che hanno rivestito e rivestono per la formazione del mondo contemporaneo. Il volume, inoltre evidenzia quali possono esser state le specificità europee e quali fattori influiscano sulla posizione predominante acquisita dall’Europa e dal Nord America negli ultimi secoli.

Niente di nuovissimo certamente, almeno per chi è un minimo appassionato di storia e geopolitica. Ma utilissimo per farci riflettere su quanto fosse (parlo al passato perché non so bene come viene insegnata storia al giorno d’oggi, ma dubito che ci sia stato qualche miglioramento) limitato e sbagliato il modo di insegnare la storia nelle nostre scuole.
Il libro però non è solo questo, non si limita a confrontare la nostra civiltà con le altre a lei contemporanee durante le varie epoche o a criticare il metodo di insegnamento occidentale, cerca anche di dare risposte su come affrontare le sfide future di un mondo dove gli attori protagonisti non saremo più soltanto noi occidentali e su quanto sia sbagliato non notare gli enormi aspetti positivi che questo scenario potrebbe comportare per tutta l’umanità.

A mio parere: assolutamente da leggere.